Emilio Ortu Lieto racconta ad Archivio Attivo l’esperienza di aver lavorato nel 2010 insieme al regista Fabio Grossi per la realizzazione de Papageno e il Flauto magico. Si trattava di una riduzione dell’opera dedicata ai bambini a partire dai due anni di età, prodotta dal Teatro Eliseo di Roma. Uno straordinario successo da tutto esaurito, impreziosito dalle scene e dai meravigliosi costumi firmati dallo stesso Emilio Ortu Lieto e realizzati dalla celebre Sartoria Farani.

Quali erano le intenzioni del regista e come hanno influito nella progettazione del suo lavoro?

Non conosco esattamente quali fossero le intenzioni profonde di Fabio. Posso dire che, insieme con il Teatro Eliseo che lo ha prodotto, si voleva uno spettacolo accattivante perché destinato all’infanzia. Una sorta di iniziazione all’opera lirica. Doveva essere attraente nei colori, e al tempo stesso essere un lavoro di ricerca, e poetico. Comunque il risultato doveva essere professionale e di livello. Fabio, diversamente da altri registi, è sempre stato aperto alle idee e alle proposte degli scenografi e dei costumisti. Fu subito interessato a quanto gli prospettai. Si trattava di un progetto onirico, surrealista e metafisico, legato alle avanguardie storiche.

Cosa hai voluto comunicare con il tuo lavoro?

Ho sempre amato il teatro anche se non sempre viene consentito allo scenografo e al costumista (trovo che sia una situazione ideale quando sono la stessa persona) di esprimere le proprie idee. Fabio lasciava libertà di proposta. Con lui si realizzò una feconda sinergia. Non mi sono trovato mai nella condizione dello scenografo irrigidito dentro forme costrette dalla direzione.

Il surrealismo e la metafisica sono nelle mie corde e Fabio rispose positivamente a questa linea visiva. Un mondo onirico e sognato, ma non per questo meno artistico.

Ci sono cose che faresti diversamente?

No, perché sono state il risultato di quel contesto. Anche la scelta degli attori operata da Fabio, che volle interpreti giovani ed energici, fu un elemento che contribuì a quella progettazione.

Cosa trovi, di quel lavoro, ancora interessante e funzionale?

Nel complesso sono soddisfatto di quel lavoro. Fu il frutto di varie interazioni e del momento, della sinergia con gli attori e la danza. Lo spettacolo, dopo due anni di successo, avrebbe dovuto essere ripreso più avanti. Ma ci fu un’occupazione del teatro e scomparvero le scene, in particolare un fondale che era fondamentale. Per inciso non è l’unica volta che mi capitò. Un altro caso mi accadde con un fondale dipinto dal M° scenografo Daniele Paolin.

Nell’occasione di Papageno l’artista che realizzò il fondale seppe trasporre con fedeltà l’atmosfera che avevo inteso nel mio bozzetto. Non è cosa semplice tradurre su grandi dimensioni l’idea espressa da un bozzetto. Gli stessi costumi realizzati dalla sartoria Farani produssero un notevole risultato. No, non cambierei nulla di quella realizzazione.

Immagini pubblicate grazie la gentile concessione di Emilio Ortu Lieto

Testo di Claudio Fresch

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