Coreografia, scene, luci: Emanuel Gat
Musica: Gustav Mahler, Sinfonia n. 5 (Wiener Philharmoniker / Leonard Bernstein)
Costumi: Vicher
Anche nel suo lavoro Emanuel Gat non sembra seguire una linearità temporale o di esecuzione. I dodici danzatori, provenienti da diverse parti del mondo, offrono una rappresentazione in cinque quadri coreografici che terminano con il famoso Adagietto, alternando momenti di quiete a picchi di grande intensità e tensione, evidenti soprattutto nelle scene collettive. Si passa così dalla rappresentazione dell’umana disperazione alla gioia, dalla tensione alla calma, dal turbinio di corpi alla presenza in scena di solo uno o due interpreti che interagiscono tra loro; sullo sfondo si scorgono gli altri ballerini che, con movimenti reiterati, creano una sorta di ritmo ulteriore. Una grande importanza rivestono sia la musica, che guida nell’esplorazione di queste emozioni, sia le luci, che a volte immergono il palco in un tramonto o in un’alba arancione, creando un’atmosfera rarefatta e irreale.
«Quello che più conta per me quando il pubblico assiste ai miei spettacoli è che veda i danzatori, che veda le persone. E dopo 70 minuti, alla fine, vorrei che sentissero di conoscerli, di conoscerli in profondità. Io ho messo sempre in primo piano le persone, i danzatori, il modo in cui comunicano, le cose che fanno, la loro personalità. Io non dico cosa devono fare, creo uno spazio che permetta loro di esprimersi al meglio».
Laura Marini
Laura Marini, laureata in Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, appassionata di spettacolo e teatro, arteterapeuta in formazione e formatrice.

