L’edizione 2025, Bloom Bang Machine, ha presentato – presso la Chiesa di San Gaetano complesso del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso – il lavoro di Cristina Pistoletto.
Cristina Pistoletto (Torino, 1960) unisce ad un ampia preparazione artistica e creativa lo studio del canto lirico, sviluppando parallelamente un acceso interesse per il teatro contemporaneo e la performance. Completa la formazione vocale con un percorso di ricerca che integra espressione scenica, sperimentazione sonora e linguaggi multimediali, elaborando una pratica in cui la voce, impostata secondo la tradizione, si apre a possibilità espressive estese, in relazione diretta con il gesto e la presenza.
Fin dai primi anni Novanta si orienta verso il rapporto tra attualità e creazione artistica con una serie di azioni sceniche in cui avvia un’indagine sulla trasposizione poetica del dato giornalistico e della complessità del presente, sviluppando la figura di una sorta di aedo moderno. All’interno di questa ricerca nel 1992 partecipa a Documenta IX a Kassel con la performance Mouthpiece. Nel 1996 avvia il progetto dell’opera Senatus, dedicata al tema scottante della vecchiaia, il cui prologo è stato presentato al Centro Pecci di Prato e successivamente al teatro settecentesco Cuvilliés di Monaco di Baviera.
Negli anni Duemila la pratica si espande verso una dimensione relazionale: con Respons(ability (2014) attiva progetti che intrecciano arte, sostenibilità e responsabilità sociale, mentre l’attività performativa prosegue in dialogo con contesti istituzionali e indipendenti. In questi ultimi anni si è concretizzata la necessità di aprire uno spazio dedicato all’arte nel quartiere più problematico della città di Torino. Qui vengono sviluppati progetti di relazione tra artisti e il territorio. Portando C.P. a teorizzare un ruolo civico dell’artista.
CONCILIAZIONE Installazione-voce Cristina Pistoletto
L’anima definisce la parte immateriale origine e centro del pensiero, del sentimento, della volontà della coscienza morale, la parte vitale e spirituale di un essere vivente, ed è tipicamente assimilata al respiro. Per i Greci antichi era il principio vitale presente nei viventi, il soffio vitale che dà vita e movimento. Dedico quest’opera alle anime dei morti e insieme alla sacralità della vita. L’anima come conciliazione tra vita e morte, stimolo alla vitalità della coscienza. Suggerisco di prenderci cura di ciò che è piccolo e fragile, dentro e fuori di noi, facile da calpestare. Di creare con le nostre mani il simbolo di chi non c’è più, e che allo stesso tempo rappresenta la vita viva che vuole vivere, parte di un tutto fatto di micro e di immenso.

