Avanscena, per Archivio Attivo, ha intervistato Sebastiano Di Falco di Tutta scena.
Sebastiano accoglie i suoi follower nella fucina di Mangiafuoco e ha piacere di raccontare e mostrare tutti i suoi segreti: vestito con una salopette gialla, come l’infaticabile Super Mario Bros, sorprende per i sui baffi a manubrio che ricordano Dalì. E del maestro surrealista condivide la capacità di comunicare oltre gli schemi. Sebastiano è uno scenografo realizzatore laureato all’Accademia di Belle Arti di Firenze in Scenografia e Progettazione Plastica per la Scenografia Teatrale.
Che rapporto c’è fra pixel e cantinelle? Qual è il segreto per far appassionare migliaia di follower raccontando come si usa un martello da scenografia o come si costruisce una quinta armata? E soprattutto, perché uno scenografo costruttore oggi può diventare un amatissimo e seguito youtuber?
La risposta si trova nel cuore della creazione stessa, un luogo dove la fisicità del mestiere artigiano sposa la virtualità della rete.



Il laboratorio ibrido: tra segatura e pixel
Il quartier generale di Sebastiano non è una stanza da letto con una scrivania e qualche Ring Light e cavalletto per fare i selfie. Il suo è il laboratorio di Tutta Scena a Firenze uno spazio ibrido, a metà tra la scenotecnica tradizionale e lo studio fotografico professionale. Tra tavoloni da falegnameria, seghe circolari, pennelli da scenografia e set allestiti per creare contenuti, Sebastiano non si limita a costruire scenografie, ma cura un’intera immagine coordinata: dalle grafiche dei video fino alle magliette per la sua community e alle collaborazioni con i brand.
Il laboratorio diventa il set e gli attrezzi del mestiere si trasformano in co-protagonisti del video, illuminati da fari professionali per raccontare i segreti delle tecniche costruttive classiche.



Il fascino del retroscena: la nuova vita del teatro sui social
Sebastiano non è un caso isolato. Realtà come Tuttascena, i laboratori del Teatro dell’Opera di Roma, il grande maestro di pittura Cristian Lanni a Palermo e molti altri teatri e laboratori professionali stanno usando i social per un obiettivo comune: raccontare il dietro le quinte del teatro. Ovvero quell’area storicamente non accessibile al pubblico: il vero e proprio retroscena dell’immaginario.
Cosa rende queste realtà così affascinanti per il pubblico digitale?
Da un lato c’è sicuramente una componente di sana curiosità, una sorta di “voyeurismo” positivo di fronte a un mondo percepito a volte come distante, sofisticato o persino “vecchio”. Dall’altro, però, emerge una nuova e potente sensibilizzazione: il teatro dimostra di saper usare i linguaggi contemporanei per trasformare la divulgazione in una prassi consolidata, avvicinando le nuove generazioni a mestieri che altrimenti rischierebbero di scomparire.
Il martello da scenografia: un valore da tramandare
Quando si chiede a Sebastiano quale sia l’oggetto che meglio rappresenta la sua filosofia, lui mostra il suo martello da scenografo.
È il simbolo della sua comunicazione: mostrare ancora una volta che il lavoro manuale, la precisione del millimetro e la fatica fisica di “batter chiodi a quinta” sono il valore più importante da trasmettere. I social, in fondo, sono solo il mezzo; il fine resta quello di sempre: tramandare la bellezza e la fatica dell’artigianato alle giovani generazioni, un colpo di martello alla volta.
E per riscoprire la differenza fra un martello normale un martello da scenografi seguite il suo canale.
Si ringrazia lo studio Tuttascena e Sebastiano Di Falco per le immagini concesse.
https://www.tuttascena.it
Si ringrazia Alessia Martinazzo per la supervisione dei testi.

