18 GIUGNO ore 21.00 Sala d’Armi E – Arsenale Venezia

Biennale Teatro Venezia, 2026

“aka Jolly Roger” è un progetto di scrittura per la scena dal vivo di Bruna Bonanno in collaborazione con i Motus, presentato quest’anno alla Biennale Teatro guidata da Willem Defoe.

Jolly Roger è il nome della bandiera dei pirati, il famoso teschio e due ossa incrociate, che ha anche molte varianti, qui addirittura la vediamo sventolare in una versione con un pollo fucsia. In questa drammaturgia definita da Bonanno stessa non un testo autoriale ma un lavoro collettivo che ci parla di rivoluzioni, di lotte e di cosa vuol dire di questi tempi essere fuorilegge, “stare fuori dalla legge”.

Nello spettacolo ci sono infatti tantissimi riferimenti a gesti e imprese rivoluzionarie compiute da marinai che non son marinai perché non obbediscono a nessuno, e che provano a rompere l’assedio (la Global Sumud Flottilla), che tentano di salvare l’ecosistema marino come SeaSheperd attaccando le baleniere, o che usano le navi come basi per radio clandestine (Radio Mercury). Tutti questi “fuori-legge” nell’acqua salata si muovono, combattono, lottano, riuniti sotto una bandiera con un teschio che balla “transnazionale, transculturale, extraterritoriale sotto cui si riconoscono tutte le comunità che lottano per la libertà”.
Nel mare, ambiente in continuo movimento e dal mare, si diffondono attraverso un pollo le idee del Manifesto di Ventotene del 1941, e sempre dal mare arriva l’unica ballata della letteratura britannica dedicata a una donna pirata, Polly. La ballata ripresa anche da Brecht, è stata scritta da John Gay nel 1729; venne censurata per i suoi riferimenti al colonialismo inglese. E tra Polly e polli (felice assonanza scoperta da Bruna Bonanno), passando per storie di balene, i Motus ci fanno approdare ad una poesia della femminista Carla Lonzi, a un ricordo del pugno chiuso di Tommie Smith e John Carlos del 1968, esplodendo poi in una danza gioiosa e a tratti apparentemente rabbiosa.

Gli attori della compagnia si muovono attorno a dei tavoli organizzati come un quadrato che permette loro di utilizzarlo come seduta, rifugio, spazio da occupare in vari modi, per avvicinarsi o per allontanarsi, per leggere, saltare, e ballare. “Un equipaggio” ai tavoli di lavoro ” in lotta per la
liberazione che si muove in mezzo al mare a custodire il senso di quei popoli!”. In vista stanno proiettori, PC, consolle, tutto quello che serve per costruire le immagini proiettate su un telo e gli elementi sonori, scrivere messaggi e slogan rivoluzionari su cartine di sigarette. Attorno alla scena delle corde nere sistemate con cura, le cui sommità sono poi consegnate al pubblico.
Lo spettacolo inizia con gli attori che ci avvertono che prima di tutto, bisogna riconoscersi, ma riconoscersi tra chi? E dopo  essersi riconosciuti “bisogna prendersi il tempo, non tutto, ma bisogna
prendersi il tempo”. Domanda che accompagna anche le ultime battute dello spettacolo e che prende un senso diverso dopo averlo averlo vissuto.

Nel talk che ha seguito lo spettacolo, Bruna ci parla dell’importanza e della necessità di ricordare, in questi tempi in cui le notizie tristi si susseguono senza sosta, che ci sono ancora persone che fanno le rivoluzioni, e le fanno con gioia. E così i pirati oggi forse rappresentano proprio chi lotta vivendo una vita felice, non importa se breve o lunga; questa resistenza gioiosa è l’unica via percorribile per opporsi, ancora oggi.

Testo: Bruna Bonanno
Regia della lettura scenica: MOTUS (Daniela Nicolò, Enrico Casagrande)
Con: Tomiwa Samson Segun Aina, Nico Guerzoni, Laura Taddeo
Scene, luci e ambienti sonori: Daniela Nicolò, Enrico Casagrande
Live electronics: Gerarda Avallone (Odia)
Tutor del progetto: Willem Dafoe
Tutor alla scrittura: Davide Carnevali
Produzione: La Biennale di Venezia
Coproduzione: MOTUS

Picture of Laura Marini

Laura Marini

Laura Marini, laureata in Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, appassionata di spettacolo e teatro, arteterapeuta in formazione e formatrice.

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