Martedì sera 9 giugno il sipario del Teatro Costanzi si è aperto su una sfida non da poco: portare per la prima volta a Roma Sogno di una notte di mezza estate nella storica versione di George Balanchine. Se la coreografia del maestro russo-statunitense e le musiche di Mendelssohn sono pietre miliari intoccabili, a firmare la vera identità visiva di questa produzione sono stati i costumi di Gianluca Falaschi. Il costumista è riuscito a fondere alla perfezione l’indispensabile duttilità richiesta dal movimento coreografico con una ricercatezza storica di rara eleganza.

Il grande pregio dell’allestimento è stato saper far dialogare il mondo fantastico delle fate con quello concreto degli umani, miscelando un’antichità reinventata per le prime e un Cinquecento fastoso per i secondi. Nel regno fatato, Falaschi gioca con veli, trasparenze e tessuti quasi rarefatti, accesi da una tavolozza vibrante di bianchi, ori, rosa e azzurri. Al contrario, la dimensione umana è ancorata a tessuti pesanti, velluti e consistenze pastose di forte impatto cromatico: rossi e blu intensi per i quattro amanti e un ocra dorato, quasi saturo, per il duca di Atene. Nota di merito per la caratterizzazione degli artigiani: i loro abiti, ruvidi e strutturati, sembravano riemergere direttamente da una vivace scena di mercato del ’500, accentuando la loro bizzarra concretezza in netto contrasto con l’etereo della foresta.
 
La vera sorpresa drammaturgica arriva però nel secondo atto con il cambio d’abito degli umani. Qui il tessuto si fa scultoreo: tutù e farsetti vengono finemente impreziositi da punti luce e damascature ton sur ton che trasmettono una solennità gioiosa e regale. Di contro, il mondo fatato rimane visivamente più statico nel suo brioso dinamismo, senza stravolgimenti che, dopotutto, non sarebbero serviti.
 
 
In questo equilibrio, anche la scelta per il costume di Titania, che inizialmente poteva apparire un po’ scontata, trova immediata giustificazione nella danza: una linea volutamente essenziale per una parte coreografica complessa, progettata per liberare le gambe e assecondarne il movimento. Una vera e propria chicca visiva è stata poi il paggio di Titania: un delizioso principino rinascimentale, apparso perfettamente a suo agio sul palco. Allo stesso modo, le “alucce brillanti” e i colori accesi della corte delle fate – che a una prima lettura dei bozzetti potevano sembrare un vezzo un po’ troppo tradizionale – svelano la loro perfetta funzionalità non appena entrano in scena i piccoli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera, vestiti di un’estetica adatta alla loro età e alla giocosità del loro ruolo.

In conclusione, la prova di Gianluca Falaschi non è semplicemente riuscita: ha dimostrato che il costume, nel balletto contemporaneo, non deve limitarsi a decorare il corpo, ma ha il compito di mapparne le intenzioni, i mondi e il movimento.

Si ringrazia l’ufficio comunicazione del Teatro dell’Opera di Roma per la concessione dei magnifici bozzetti del costumista e scenografo Gianluca Falaschi.

link: https://www.operaroma.it/spettacoli/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate-2/

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Gianmarco Petrassu

Ventott'anni, sardo. Unisco lo studio rigoroso del costume a una fame insaziabile di bellezza. Scrivo guidato dalla passione per la critica, intesa come mezzo per sfiorare l'anima di un abito.

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