Il 25 e 26 Febbraio si è tenuta a Milano, all’Accademia di Brera, il convegno internazionale QUANTUM C.O.M. – NUOVE INTELLIGENZE GENERATIVE sulla produzione artistica e sperimentazione tecnologica, curato dal prof. Gabriele Perretta, critico e semiologo. Fra gli altri contributi ci sarà quello di Lime.art.
Lime.art (acronimo di Live Interactive Media Art) è stato un gruppo di docenti dell’Accademia di Brera di Milano afferenti alla scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte formato da Ezio Cuoghi regista e drammaturgo multimediale, Daniele Suffritti ingegnere informatico esperto di motion capture, Carlo Ansaloni esperto di organizzazione e produzione dell’arte mediale, Daniele Paolin scenografo e Luca Orlandi esperto di progettazione multimediale.
Dopo le prime esperienze che coinvolgevano soprattutto Ezio Cuoghi e Daniele Suffritti nella progettazione di installazioni e spettacoli multimediali basati principalmente sul rapporto fra arte e scienza, il gruppo, che all’inizio era definito Noospheraproject si coagulò in occasione dello spettacolo “Azione simultanea” andato in scena a Reggio Emilia nel 2003 con il coinvolgimento degli studenti del biennio di specializzazione in Arti Multimediali e Performative.
Questo lavoro, ideato e diretto da Ezio Cuoghi e Giorgio Celli viene puntualmente definito dalle sue stesse parole nella presentazione dello spettacolo: «Il focus di questo Evento Intermediale è il Tempo. Il Tempo fisico, biologico, fenomenico, immaterico, concettuale. Ciò che la parola Tempo evoca nelle menti di noi tutti è l’oggetto diretto e indiretto di questo lavoro, attraverso le visioni della danza, della parola, e della tecnologia… E’ difficile immaginare se il Tempo sia la domanda o la risposta che precede o segue la nostra quasi impercettibile perplessità quando ci avventuriamo nel distinguere ciò che viene prima da ciò che viene poi».
Una serata performativa tra arte e scienza attorno al tema del tempo, un fluire conciso e scarno di una serie di quadri che gettano luce e si interrogano sui suoi aspetti problematici (reversibilità-irreversibilità), paradossali (Achille e la tartaruga), poetici (i racconti di Calvino), non potevano che portare all’utilizzo dello spazio, già strutturalmente adatto all’evento, della Cavallerizza, semplicemente così com’è, nella sua essenza strutturale.
I testi dello stesso Cuoghi e di Giorgio Celli, guidano dunque un percorso visivo non lineare, quasi un non racconto. Quattro telecamere diventano altrettanti occhi nascosti che nutrono una retina lontana, elettronica, digitale ed un «cervello» elabora, compone, intercetta ed infine proietta, in tempo reale, su una grande ala trasparente sospesa fra le catene delle capriate in ferro di questo interessantissimo spazio, semplice nella sua conformazione perfettamente rettangolare, ricavato dall’ex Cavallerizza della Caserma Zucchi. La scena, quindi, è uno spazio volutamente libero, aperto, privo di qualsiasi riferimento che possa anche lontanamente rappresentare l’elemento di un possibile décor. Più che da una vera e propria scena progettata si è partiti da precise necessità drammaturgiche e comunicative, cercando di «aiutare», in maniera il meno possibile invasiva, l’ambiente, già conforme per sua natura, a trasformarsi in luogo funzionale all’evento. La particolare vicinanza del pubblico, quasi all’interno della performance, data la mancanza di un boccascena, invitava ad una percezione a tratti concentrata e a tratti frammentaria, in un rapporto visivo così vasto. Tutto è all’insegna, se può essere concesso un termine forse impropriamente generico, di un neo antinaturalismo. Due postazioni laterali, inserite esattamente nella ritmica delle paraste che reggono l’architettura, ma cromaticamente molto diversificate, ospitano, uno di fronte all’altro, i due attori, voci recitanti, che appaiono e scompaiono, ripresi in primo piano da due telecamere, nei loro puntuali interventi. Dietro, sul fondo, posto diagonalmente, un grande schermo scende dalle capriate in ferro e, prima di toccare terra, risale all’indietro come una vela a
riposo, curvando la linea della proiezione fino a farla sfumare verso il basso, sospendendola nella sua valenza più propriamente ponderale. La disposizione del grande schermo da retroproiezione, necessariamente centro d’attenzione assieme all’azione coreografica. Al centro, uno spazio, delimitato idealmente e luminosamente nella sua perfetta circolarità, accoglie tutte le azioni coreografiche.
Ogni danzatore ha la possibilità di avere un «se stesso» che balla assieme a lui, ed un altro ancora. L’assolo diventa duetto e contemporaneamente terzetto, quartetto, tre ballerini un corpo di ballo, in un gioco nuovo, continuamente stimolante con la propria e le altrui immagini e con la propria e altrui «azione simultanea». Il movimento diventa scena, scenografia, coreografia in musica. Figure reali danzano con personaggi eterei, digitali, apparenti che si muovono in sincrono o spostati nel tempo, una vera inter-attività, mentre lo spettacolo si avvale anche di poesie, filmati, animazioni e letture in diretta dell’autore Giorgio Celli.
Lo spettacolo verrà ripreso dopo qualche anno a Verona.
Intanto la produzione di Lime.art prosegue con opere interattive quali Blue Portrait e la Danza nell’aria (2007) basati su uno stesso principio formale.
Blue portrait, esposto recentemente a Bologna rinominato Autoritratto in blu, affronta la questione che tutti noi tendiamo a riconoscerci come ‘isolati’ nel mondo che ci circonda, e ciò è dovuto al fatto che la nostra banda di percezione visiva non ci consente di ‘vedere’ l’aria che ci circonda, e nella quale siamo inevitabilmente immersi. L’aria diventa uno spazio blu inerte, una cromia ferma, vuota che appena percepisce un movimento si dirada, spostata quasi fosse densa, acquatica: lo spazio vuoto diventa materia atmosferica modificata dall’intensità del movimento.
Tre telecamere poste lateralmente ed una posta perpendicolarmente, riprendono ogni loro gesto e movimento. Uno speciale software (EYESWEB) messo a punto dal Prof. Antonio Camurri del DIST dell’Università di Genova e diretto, nelle sue varianti ed applicazioni, da Daniele Suffritti, crea una particolare miscela delle immagini proponendo, proiettata sulla grande vela, una visione insolita dei danzatori, visti contemporaneamente da tre punti, probabilmente l’avverarsi di un sogno cubista, ma sorprendentemente cinetico. Si creano personaggi «altri».
Queste opere affrontano e pongono una questione relativa all’identità. Infatti, all’assenza di movimento, di ‘azione’, corrisponde il prevalere sconosciuto e misterioso delle dinamiche autonome dell’aria che ci circonda, la quale satura l’ambiente, ‘nascondendo’ il fruitore ‘immobile’. Solo il movimento, o ‘l’azione’, rivela l’identità di quello stesso fruitore. Che è un po’ come dire che è solo nell’azione che abbiamo l’opportunità di svelarci, e, forse, di riconoscerci…
Lime.art produce poi una serie di installazioni interattive.
Knowing You.
L’opera consiste in uno schermo LCD inserito verticalmente in una cornice, mentre l’interazione con la persona di fronte è determinata da un movimento in grado di cogliere l’avvicinamento di una persona. L’immagine di una parte del corpo (un torace che respira o una schiena) viene proiettata sullo schermo e l’interazione, ovvero l’avvicinamento dell’osservatore, provoca una trasudazione di sangue dal corpo sullo schermo. La trasudazione di sangue aumenta man mano che l’osservatore si avvicina: avvicinarsi, conoscere un’altra persona, “costa” in termini di sangue.
As You Like It
L’opera indaga la percezione del corpo, del maschile e del femminile, intesi sia come caratteristica esteriore sia come forze o energie interiori che indissolubilmente ci caratterizzano e convivono in ognuno di noi.
È costituita da uno schermo LCD da 42 pollici, posizionato verticalmente e inserito in una cornice. L’interazione con l’utente avviene tramite un sensore posto nella parte inferiore della cornice, che ne misura la distanza e i movimenti. All’avvicinarsi del visitatore il corpo maschile progressivamente diventa femminile ed ad un allontanamento ritorna ad essere maschile, quasi una fluidità variabile di genere, questione sempre più aperta e discussa.
Nel 2009 Lime.art viene invitata alla Biennale, nella sezione Détournement, con l’opera Webclock.
L’installazione raffigura un grande orologio utilizzando in luogo dei numeri 12 monitor televisivi che visualizzano immagini provenienti da webcam collocate in varie capitali mondiali caratterizzate da un diverso fuso orario. L’effetto è quello di osservare lo scorrere del tempo senza soluzione di continuità.
L’ultimo spettacolo di Lime.art si svolge a Dolo, alle ex scuderie, al ricongiungimento di due rami del Naviglio del Brenta per il ciclo Isola delle meraviglie di Associazione Echidna.
L’opera è Open Rehearsal #3. Consiste in una prova (rehearsal) aperta, interamente dedicata alla sperimentazione di una tecnologia interattiva, specificamente progettata per la danza. L’incontro di un gruppo di artisti, danzatori (compagnia Aldes di Roberto Castello) e informatici, che vivranno insieme la proiezione delle proprie competenze sul luogo performativo. I tempi delle singole prove sono supportati da una voce narrante che, negli spazi necessari alle variazioni sui dispositivi tecnologici, intrattiene il pubblico con poesie e videoproiezioni ispirate al tema dell’acqua in stretto riferimento al luogo dell’evento.
Articolo a cura di Daniele Paolin
La sua attività di scenografo inizia negli anni ‘70 con la compagnia Musicoteatro. Si dedica in seguito ala realizzazione scenografica e scenotecnica in numerosi teatri fino ad approdare alla Fenice di Venezia come responsabile della scenografia fino al suo incendio. Insegna Scenografia all’Accademia di Venezia ed in seguito Scenotecnica e Processi e tecniche per lo spettacolo multimediale all’Accademia di Brera a Milano. Partecipa come scenografo a stagioni estive in Germania, Olanda e Bulgaria ed è consulente scenotecnico per la ristrutturazione di teatri storici a Vittorio Veneto, Treviso e Lecce. E’ uno dei fondatori di Lime.art, collettivo che produce installazioni e spettacoli multimediali.
Sito: www.scenotecnica.com, www.olin.com
