Intervista a Ivana D’Agostino autore del libro Gabbris Ferrari (1937-2015) pittore scenografo regista

Ivana D’Agostino è una stimata critica e storica d’Arte, studiosa di Storia della Scenografia e Storia del Costume, già docente di questi insegnamenti e di Storia dell’Arte contemporanea  all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Autore di libri, saggi e articoli, suo, attraverso ricerche archivistiche,  è il contributo pubblicato nella Storia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, sulla nascita  della Scuola di Scenografia presso l’Istituzione nel Novecento, e delle sue premesse ottocentesche (Antiga Edizioni, voll., I, II, 2016).  È curatrice di Mostre e cataloghi, e da numerosi anni attraverso studi ed eventi espositivi indaga le connessioni tra Arti Visive e Scena.

Per la Fondazione Banca del Monte di Rovigo ha curato la raffinata  pubblicazione storico-artistica sul Maestro rodigino, oggetto di questa intervista. Gabbris Ferrari, si rammenta,  è stato tra i primi e più affiatati sostenitori di Avanscena, che con emozione ricorda la sua Mostra e l’allestimento espositivo da lui curato per la prima edizione del Festival Avanscena nella Sala d’Armi di Porta SS. Quaranta: Dalla parte di Iago.

Iniziamo dal suo rapporto con Gabbris Ferrari.
Sappiamo che siete stati colleghi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il suo studio sull’opera di Gabbris nasce da un’iniziativa personale oppure si inserisce all’interno di un progetto più complesso?

Procediamo per ordine. Senza dubbio Gabbris Ferrari ed io siamo stati colleghi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ed entrambi, sapevamo l’uno dell’altro, ovvero di essere piuttosto attivi su molteplici fronti. Ferrari, scenografo in Accademia, era anche scenografo teatrale, regista, drammaturgo e pittore; io, professore di Storia dell’Arte degli allievi della Scenografia presso la stessa Istituzione, avevo la particolarità di avere studiato Scenografia prima di laurearmi. Per cui, date le premesse, scrivevo articoli su pittori che erano, o erano stati, sia pittori che scenografi su varie riviste, tra cui The Scenographer,  una rivista specializzata di Scenografia e Costume, e come storico d’arte mi occupavo di saggi, cataloghi, libri e curatela di eventi espositivi d’arte, non disdegnando  di occuparmi di  mostre di gioielli, arazzi d’artista, foulard e scialli dipinti a mano da pittori che si cimentavano nelle Arti in senso esteso. Da una stima reciproca ed interesse per l’Arte vista come insieme di linguaggi trasversali –  tanto più che scrivendo e tenendo conferenze su  questi argomenti  mi erano stati assegnati anche gli insegnamenti di Storia del Costume e Storia della Scenografia Contemporanea -, nacquero tra noi occasioni professionali significative: il Convegno di Dubrovnik e quello del 2008 dove invitata da Ferrari tenni una conferenza su Palladio, seguita dalla presentazione della sua Mostra Il paesaggio inquieto del 2012. Alla sua morte, stretta da anni una sincera amicizia con Meri Veronese Ferrari, moglie dell’artista custode della sua memoria, lei ed io pensammo di dedicare a Gabbris un libro che desse struttura storica alla sua poliedrica attività professionale ed artistica confrontandosi con i documenti.

Può raccontarci qualcosa sulla pubblicazione?

Promossa l’iniziativa dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo, la complessità del lavoro affrontato è restituita dall’articolazione dell’Indice e dell’Appendice del libro. L’approccio storico-scientifico è garantito dalla comparazione di dipinti, bozzetti, figurini e testi drammaturgici con documenti, locandine, foto d’epoca, ricordi delle persone che lo hanno conosciuto sottoposti al vaglio e al confronto con informazioni derivate da altre fonti usate come “testimoni certi”. Il libro inoltre si accompagna a 750 foto che documentano ampiamente i vari argomenti trattati di cui fanno parte una biografia aggiornata, l’elenco delle mostre personali e collettive, e le schede degli spettacoli di Gabbris Ferrari distinti  cronologicamente in Spettacoli lirici, di Prosa, Sperimentali, Spettacoli tenuti in Croazia e con i Minimiteatri.

Un’opera questa che reputo significativa nel dare struttura all’operato di un artista a tutto tondo ed operatore culturale che molto si è prodigato per il suo Polesine senza tuttavia incorrere in una dimensione riduttivamente provinciale. 

Il Ratto dal Serraglio di Wolfgang A. Mozart, I Atto, 2, Costanza e Selim, Foto di Scena, Rovigo, Teatro Sociale, Rovigo, 1995. Rovigo, Collezione privata
Il Ratto dal Serraglio di Wolfgang A. Mozart, Le Mura della città di Selim, bozzetto, cm 14,5X21,6, disegno a matita e tempera acquerellata. Collezione Fondazione Banca del Monte di Rovigo
Il Ratto dal Serraglio di Wolfgang A. Mozart, Osmin, figurino, cm 29X31, pastelli a cera su carta Fabriano. Rovigo, Collezione privata

Durante il percorso di ricerca c’è stato un aspetto inatteso, o un elemento che ha modificato il suo modo di guardare al lavoro di Gabbris?
Il lavoro di ricerca e di confronto delle fonti  si può senz’altro considerare in progress, nel senso che più andava avanti e più si aprivano nuovi scenari e prospettive con cui osservare il suo lavoro. Tra le tante scoperte fatte ne cito una che mi ha consentito di inserire con precisione un nuovo tassello al profilo storico di Ferrari. Trovati degli appunti autografi di regia senza data, come di consueto, e senza un titolo che li potesse attribuire ad un preciso spettacolo,  molto dettagliati sui movimenti della danzatrice e della soprano, che si è scoperto poi fosse  Katia Ricciarelli, sugli elementi scenici, e sui costumi, messi a confronto con i ricordi, lucidissimi della danzatrice  Elsa Piperno, questi appunti, si sono potuti attribuire con certezza a Les Voyages de… dans un Théâtre, spettacolo rappresentato nel 1986 a Villa Oscano di Cenereze (PG). La danzatrice ricordava con assoluta precisione i suoi passi di danza rappresentati graficamente negli appunti di Ferrari e i costumi da lei indossati, i cui bozzetti si sono recuperati da altre fonti. Dal confronto tra lo scritto autografo e la narrazione attendibilissima di Elsa Piperno, è stato possibile   datare ed attribuire le note di regia fino ad allora di uno “spettacolo anonimo”,  a,Les Voyages de… dans un Théâtre. L’episodio si può considerare “un aspetto inatteso” che dà senso alla ricerca, e agli sforzi che gli si sottendono, per mettere in circuito vari dettagli che conducono ad una conclusione attendibile.

Otello di Giuseppe Verdi, Iago, Figurino, cm 35X24, pastelli a olio cu carta Fabriano. Collezione Fondazione Banca del Monte di Rovigo
Otello di Giuseppe Verdi, I resti della festa dei soldati, bozzetto, cm 21X25,8, tecnica mista su carta su cartoncino. Collezione Fondazione Banca del Monte di Rovigo

Il rapporto tra Gabbris e il territorio del Polesine, in particolare con il paesaggio fluviale, è molto forte. Secondo Lei questa relazione ha lasciato un’eredità ancora attiva? E in cosa si distingue oggi rispetto a quando Gabbris era in vita?

Il rapporto di Ferrari intrattenuto con il suo Polesine è stato molto forte, ed è ripercorribile  già dalla prima produzione pittorica, penso a certi disegni e schizzi della metà degli anni ’50, sebbene permei la sua intera esistenza. Emblematico di questo rapporto con una terra che con il fiume ha sempre intrattenuto un rapporto simbiotico di vita ma anche di morte e disperazione – penso all’alluvione del ’51 che mise la popolazione in ginocchio – è la realizzazione a Rovigo, da lui molto caldeggiata, del Museo dei Grandi Fiumi presso l’ex Convento Olivetano. Organizzate da Ferrari su suo progetto le prime tre Sezioni  museali, l’Età del Bronzo, l’Età del Ferro e l’Età romana, il pubblico diviene parte della Storia attraverso allestimenti interattivi, che non escludono, insieme all’esposizione dei reperti archeologici di narrare, ambientandoli, aspetti quotidiani dei periodi storici. Oggi il  Museo dei Grandi Fiumi ospita anche spettacoli teatrali ed eventi, e dal 2022,  la  mostra, che si presume diverrà permanente, accompagnata da miei apparati critici, Il Museo in Scena. Disegni e bozzetti di Gabbris Ferrari. Una modalità polivalente di fruire il Museo che rende viva la struttura in rapporto  al territorio, a quel Polesine, appunto, da lui così amato. In questo si potrebbe vedere una continuità con il suo modo di intendere il senso di appartenenza.

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L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, Scene e Regia di Gabbris Ferrari. Maquette, Atto I, Rovigo, Collezione privata
L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, Dulcamara, figurino, cm 33X21, disegno a matite colorate su carta Fabriano, s.d. (1990). Rovigo, Collezione privata
L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, Il carro di Dulcamara, schizzo, cm 26x34, disegno a china e acquerello su carta Fabriano. Rovigo, Collezione privata

C’è un elemento in particolare — una scenografia, un bozzetto, una nota scritta a mano — che, a suo avviso, racchiude l’anima più profonda di Gabbris?

L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti, di cui Gabbris Ferrari nel 1990 curò scene costumi e regia per il Teatro Sociale di Rovigo è emblematico di questo suo radicamento alla terra d’origine. Lo spettacolo è ambientato in Polesine. Dulcamara arriva nel “paese dei grandi camini”, come scrive in  un bozzetto, alludendo ai cason dei dintorni di Rovigo che furono oggetto di documentazione per il suo Elisir, come lo furono i suoi ricordi di ciarlatani e “venditori di sogni” che in occasione di feste di paese, arrivavano nella sua città. Ricordi, questi, che sostanziano l’opera di Donizetti  di atmosfere in cui gli spettatori si riconoscevano.  Amato questo Elisir e ancora ricordato, esso restituisce appieno i sentimenti che hanno legato Ferrari alle sue radici.   

Infine, quali spunti o insegnamenti ritiene che la poetica di Gabbris possa offrire alle nuove generazioni di artisti e studiosi?

Essendomi interessata al suo poliedrico lavoro in modo approfondito, ed avendo avuto la possibilità di constatare quanti fossero gli interessi culturali di questo artista e professionista del teatro, mi viene di potere suggerire alle generazioni future, che l’amore per il proprio lavoro – da Ferrari costantemente espresso  fino all’ultimo -, la costanza nell’esprimerlo con curiosità e rinnovato interesse, la capacità di relazionarsi agli altri trovando in sé rinnovata linfa di cui alimentarsi, siano condizioni che abbiano valore universale unendo trasversalmente tutte le epoche, e Ferrari stesso che ne è stato un significativo esempio.

 

Pinocchio di Carlo Collodi su revisione drammaturgica del testo di Gabbris Ferrari. Il posteggiatore notturno Mangiafuoco, bozzetto, cm 25X33, pastelli a olio su carta Fabriano, 2015. Rovigo, Collezione
La Luna è un corpo diafano, tratto dal libretto d’opera di Carlo Goldoni Il Mondo della Luna, Regia di Gabbris Ferrari, Il Cortile notturno: Eronesto, Flambinia, Claralice, Lisoletta, Rovigo, Teatro Sociale, 2010. Foto di R. Dissette

Intervista a Ivana D’Agostino 
a cura di Avanscena, per Archivio Attivo 
catalogo Gabbris Ferrari 1937-2015, Pittore scenografo e regista a cura di Ivana D’Agostino, edizioni Antiga Edizioni, 2026

Le date di presentazione del libro sono queste:

24 marzo 2026, Aula Magna, Accademia di Belle Arti di Venezia
20 aprile, Aula Magna, Accademia di Belle Arti di Urbino
14-18 maggio, Salone del Libro di Torino con le Edizioni Antiga
maggio (data da definire), Associazione Culturale TraLeVolte di Roma
ottobre (data da definire), Casa della Musica di Parma in concomitanza del Festival verdiano
novembre (data e spazio da definire), Festival Avanscena, Treviso
Ivana D’Agostino presenta un suo libro, Roma, Libreria Gangemi, 2024

Leggi anche l’articolo legato alla mostra di Gabbris Ferrari, Dallla Parte di Iago, sala d’armi, Porta ss. Quaranta, Treviso a cura di Avanscena direzione artistica  Chiara Massini per la prima edizione del Festival Avanscena 2013.

@Avanscena 2013, Dalla Parte di Jago, Sala D'Armi , Porta SS Quaranta
@Avanscena 2013, Dalla Parte di Jago, Sala D'Armi , Porta SS Quaranta
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